RIEVOCARE

alt

alt

alt

Archeologia sperimentale

Sgrezzatura di un pugnale di bronzoA questa disciplina dedicherò molta attenzione in quanto, spesso viene citata dai rievocatori storici come metodo applicato e sul quale è bene fare un pò di chiarezza al fine di non continuare a fare inutili sbagli dannosi per il mondo della ricostruzione storica, degli archeologi e degli archeologi sperimentali.

Questa materia nasce in ambiente anglosassone, per dare ad alcuni archeologi la possibilità di accertare le loro ipotesi spesso contrastanti con la scienza che si occupa dello studio della reciprocità tra soggetti e tecnologie attribuite agli antichi manufatti. Simbolicamente si può attribuire l’inizio dell’Archeologia Sperimentale ai primi decenni del XIX secolo, quando nelle isole britanniche, furono ritrovati dei corni di bronzo e questi, una volta ripuliti, furono suonati emettendo suoni udibili ad oltre 10 Km. di distanza. Nella seconda metà del XX secolo si affermano, in diverse nazioni nord europee, diversi gruppi di ricerca sperimentale, fra tutti ricordiamo il Centro di Ricerca Sperimentale di Lejre (Danimarca) che diventerà uno dei riferimenti per il settore.

L’Archeologia Sperimentale è una disciplina attraverso la quale si tenta di verificare in maniera misurabile e riproducibile , la tecnica costruttiva e di fabbricazione antica, la durata di manufatti o di edifici così prodotti ed è complementare all’archeologia tradizionale. Prima di tutto chi applica l’archeologia sperimentale deve studiare ed analizzare attentamente i reperti archeologici (frammenti di tessuto, di armi o di vasellame, oppure di tracce lasciate – vedi fori di proiettili sui muri di Pompei studiati per capire la forza di gittata di armi da lancio e quindi la loro ricostruzione -, o rimanenze di insediamenti abitativi (villaggi su palafitte come nella val di Ledro o delle terra mare di Montale), accuratamente  esaminati per poi poter realizzare dei villaggi denominati Archeopoark o Archeodromi che vengono abitualmente utilizzati per la didattica alle scolaresche. Si passa poi alla realizzazione delle opere materiali antiche, adottando le tecniche del passato e una volta finito il lavoro si devono provare nel modo e per lo scopo o scopi per cui era realizzato l’oggetto. Ultima cosa ma non meno importante è l’analisi e l’elaborazione di tutti gli elementi oggettivi e soggettivi emersi durante l’intero processo di ricostruzione e di utilizzo del materiale riprodotto.

L’Archeologia Sperimentale non è cosa semplice, spesso per i ritrovamenti in studio non sono ben chiare le tecnologie e/o le metodologie impiegate nella realizzazione o le funzioni a cui erano destinati oppurenon si conoscono quali e quanti erano gli utensili necessari ed utilizzati per la costruzione. Per affrontare con successo queste difficoltà, è necessario formulare delle "ipotesi" e sottoporle ad accertamento sperimentale e non potranno essere solo fantasie ma supposizioni logiche e coerenti con la materia in studio.

Non si può dire di praticare archeologia sperimentale se non si lavora a stretto contatto di Archeologi, Paleontologi, Antropologi, Archeometristi, Etnografi e addirittura Geologi (quando la materia in oggetto lo richiede), la formazione di un gruppo di lavoro così qualificato potrà solo che avvalorare il lavoro finale.

In questi ultimi anni si è fatto abuso del termine “Archeologia Sperimentale”  attribuendo ad essa semplici esempi di ricostruzione o di artigianato (false sperimentazioni o falsa archeologia sperimentale) dando vita ad oggetti, utensili o strutture, realizzati senza il rispetto del rigore scientifico e delle norme che regolano la materia.

Prendiamo ad esempio la realizzazione di un abito; se volessi riprodurlo applicando le regole dell’archeologia sperimentale dovrei principalmente avere la materia prima allo stato grezzo, quindi coltivare la pianta che produce un determinato tessuto (lino ad esempio) o avere le pecore per la lana, lavorare questi prodotti con attrezzi che venivano usati nell’epoca di cui mi sto occupando (gli stessi attrezzi devono essere realizzati applicando le tecniche antiche), tingerlo con tinture naturali per arrivare a tesserlo con telai ricostruiti applicando sempre l’archeologia sperimentale e con legname procurato nei boschi da piante che devono essere autoctone del territorio che stiamo studiando. Quindi non posso dire di applicare la materia se uso matasse di lana o di lino comprate in merceria o se il telaio è realizzato con attrezzi moderni (seghetti alternativi, pialle elettriche, ecc.) e con legname acquistato in un magazzino. In questo caso potrò dire di fare Ricostruzione Storica.

L’inosservanza di regole come la mancanza di riscontri archeologici, l’adozione, anche se solo limitato, di tecnologie moderne, l’impiego di materiali diversi da quelli del reperto archeologico, l‘introduzione di metodologie estranee all’oggetto studiato, ed altre ancora, può apparire un errore irrilevante o trascurabile, in realtà queste inadempienze portano alla realizzazione di simulazioni che, nella migliore delle ipotesi, sono similari al modello archeologico esclusivamente nell’aspetto esteriore, ma, cosa assai grave, mostrano un insieme di dati, attinenti alla sperimentazione, alterati ed inattendibili. I falsi riprodotti, spacciati come riproduzioni sperimentali, non portano alcun contributo allo studio dell'Archeologia e contribuiscono unicamente a creare sfiducia e ad inquinare le conoscenze raggiunte. A garanzia e conferma della validità dei risultati ottenuti, lo sperimentatore dovrà ripetere più volte le azioni svolte per evitare che risultino frutto di circostanze fortuite per poi essere interpretati e tradotti in regole. Essendo l’Archeologia Sperimentale uno dei settori più recenti dello studio delle culture materiali del passato, oggi vive attenzione da parte di numerose persone ma spesso viene anche equivocata: riprodurre e restituire alla loro dimensione operativa le tracce dell’archeologia è oggi un mezzo importantissimo di verifica sulle tante ipotesi formulate in passato, ma la capacità di ricostruire elementi che si presenterebbero solo come relitti del passato stimola curiosità in più direzioni, andando in alcuni casi, oltre il confine della ricerca archeologica. Difficilmente oggi e possibile riacquistare la manualità che possedeva un uomo antico, ma e possibile con l’attività e con l’esercizio ottenere dei risultati soddisfacenti.

Concludo ribadendo un concetto importantissimo: l’archeologo sperimentalista lavora riproducendo manufatti antichi utilizzando solo ed esclusivamente i materiali e le tecniche a disposizione dell’uomo nell’epoca di cui si sta occupando ed e fondamentale che conosca le caratteristiche delle materie prime di cui si avvale e che sappia valutarne l’efficacia. Non basta avere una buona manualità ed esperienza, bisogna avere una buona preparazione di base relativa alle problematiche del periodo in esame ed essere costantemente aggiornati mediante ricerca bibliografica.

Testo di Susanna Tartari

alt

You are here: Home La rievocazione storica Materie a confronto Archeologia sperimentale